Bruno Bricoli in arte COLIBRI

A Parma lo chiamavano professore, ma sui quadri firmava semplicemente “Colibri”: un nome leggero, scelto anagrammando il cognome Bricoli, per raccontare con colori intensi un mondo di colline, mani nodose e cieli azzurri. Nato nel 1926, Bruno Bricoli cresce tra la città e Urzano, piccola frazione di montagna dove la grande casa di famiglia – oggi Casa Museo Colibri – è per anni osteria, Sali e Tabacchi, pensione e ritrovo per il paese.
In quelle stanze di sasso, tra voci, racconti e figure della civiltà contadina appenninica, si formano le immagini che, molti anni dopo, riaffioreranno sulla tela: alberi spogli, donne al lavoro, volti seri e ironici, strumenti musicali che spezzano la durezza del quotidiano. Negli anni della guerra Bricoli è partigiano nella Brigata Pablo, poi diventa geometra, studia economia, si laurea all’Università di Parma e nel 1964 entra in aula come professore di Economia Politica. È un uomo di libri e di cinema, innamorato della Francia, tanto da fondare un’Associazione Culturale Italo Francese con cui per decenni organizza conferenze, mostre e rassegne in lingua.

Il suo primo gesto “artistico” non è un quadro ma un pupazzetto: negli anni Cinquanta modella figure caricaturali in fil di ferro, stoffa e terracotta, con cui vince per due anni consecutivi il Primo Premio Opera Originale alla Mostra Interregionale sulla caricatura di Pavia. La pittura arriva quasi per sfida, di colpo, nei primi anni Settanta: una mostra di naïves a Luzzara, l’incontro con artisti come Ligabue, Ghizzardi, Rovesti, e il professore decide di ripescare dal fondo della memoria il bambino di montagna che era stato.
Così nasce Colibri.Il suo primo gesto “artistico” non è un quadro ma un pupazzetto: negli anni Cinquanta modella figure caricaturali in fil di ferro, stoffa e terracotta, con cui vince per due anni consecutivi il Primo Premio Opera Originale alla Mostra Interregionale sulla caricatura di Pavia. La pittura arriva quasi per sfida, di colpo, nei primi anni Settanta: una mostra di naïves a Luzzara, l’incontro con artisti come Ligabue, Ghizzardi, Rovesti, e il professore decide di ripescare dal fondo della memoria il bambino di montagna che era stato. Così nasce Colibri. A partire dal 1971 espone in Italia, Francia e Austria, vince premi, ottiene una sala alla Biennale d’Arte Naïve di Roma, riceve la Medaglia del Presidente della Repubblica al Concorso Nazionale dei Naïves e vede due opere entrare nel Museo Nazionale delle Arti Naïves “Cesare Zavattini” di Luzzara. Le sue mostre viaggiano da La Rochelle ad Angoulême e Niort, da Vienna a Linz, Salisburgo, Innsbruck, fino a una personale a Montparnasse, nel cuore di Parigi; nel 2002 Parma gli dedica una grande postuma alla Galleria San Ludovico.

Nel frattempo il suo stile cambia: dalle prime prove più vicine al naïf, Colibri approda a un linguaggio spoglio e intenso, dove i protagonisti sono spesso le mani – soprattutto mani di donne – e la luce di un cielo di un azzurro inconfondibile, ottenuto con una miscela “segreta” di blu di Prussia e bianco titanio. Il blu uniforma lo sfondo, quasi lo azzera, e lascia emergere figure, gesti, strumenti musicali, autoritratti che raccontano con partecipazione affettuosa e mai retorica una piccola epopea della civiltà contadina appenninica.


In parallelo Colibri scrive: libri bilingui come “Cose di quassù / Choses d’en haut”, racconti di formazione come “Parmesan la Violette”, fiabe vissute raccolte ne “La Nuvola delle Favole” e quaderni di aforismi tuttora inediti. Pittura e parola, per lui, sono due modi diversi di trattenere ciò che passa: il paesaggio di Urzano, le storie di Parma, i volti delle persone incontrate, restituiti con una sensibilità che tiene insieme ironia, malinconia e memoria.


Oggi la sua casa di Urzano è un museo vivo, dove lungo tre piani oltre 160 opere conducono il visitatore in un viaggio tra stanze abitate dai quadri e finestre affacciate sulle stesse colline che Colibri ha dipinto. È qui che il “colorato volo” del Colibri continua, nel dialogo tra i dipinti, i libri, gli arredi e il paesaggio che li ha generati.